Oggi, nella festa solenne della Epifania del Signore, si compie per te, caro Giuseppe, un lungo cammino e ti prendono per mano i Magi. Diventi diacono e sei chiamato a far tuo il loro gesto: “Entrati nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra”. Cioè tutto, perché non è possibile adorare Dio e dedicarci a Lui a tempo parziale, cercando di trattenere qualcosa per noi stessi.

Diventare diaconi, del resto, significa lasciare le vesti del lusso o del comodo, lasciare le nostre confort zone in cui vorremmo nasconderci e “assumere – come ci ricorda il venerabile don Tonino Bello – la nudità della comunione per indossare le trasparenze della modestia, della semplicità, della leggerezza e ricoprirsi dei veli della debolezza e della povertà”.

So che vuoi vivere così, cingendo il grembiule del diacono, e sono contento, perché il frutto sarà la gioia, come fu per i Magi: “Provarono una gioia grandissima”. La scelta coraggiosa che oggi compi ci richiama tutti al coraggio della decisione: siamo chiamati a scegliere di nuovo ogni giorno tra la gioia di una vita donata e la tristezza inevitabile di una vita trattenuta!

È stato lungo e anche segnato da fatiche il tuo cammino, caro Giuseppe, proprio come quello dei Magi. Della lunghezza del cammino sono un segno le tante persone amiche dalle quali in questi anni sei stato accompagnato. Molte delle presenze a te più care oggi sono qui: i tuoi genitori e i tuoi familiari, gli amici del Seminario di Chiavari, i tuoi formatori,  gli amici delle parrocchie in cui in questi anni sei stato accolto… Sono qui perché ti vogliono bene ma anche per pregare con te e per te. Anche chi oggi non è qui ti ricorda e prega per te: penso alle suore del Carmelo, a padre Giacomo e a tanti altri.

Dai Magi, oggi, con te, vogliamo imparare la sequela. Perchè “non si è prima discepoli e poi maestri ma si rimane discepoli per sempre” (F. G. Brambilla). Seguire la stella, dice il vangelo. Anche quando appare intermittente e contrastata dall’Erode di turno, che di solito non è fuori, ma dentro di noi, perché siamo tutti tentati di controllare la vita e il futuro!

Gli avverbi di Erode sono davvero gli avverbi della nostra tentazione: “segretamente”, “con esattezza”, “accuratamente”… Sono anche gli avverbi che ci fanno perdere la strada e la gioia, perché credere non significa realizzare un programma ma ascoltare la Parola e mettersi in cammino. Come Abramo, progenitore dei Magi e nostro padre nella fede, il quale “partì senza sapere dove andava” (Eb 11,8).

Non avere paura di indossare il grembiule e seguire la stella e non i tuoi piccoli progetti. Hai tanti amici che ti vogliono bene e oggi ti accolgono come ministro ordinato nella Chiesa di  Dio che è in Savona. Ancor più perché il Signore non tradisce i suoi amici e “quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi” (Is 40,31). Mi piace allora affidarti una preghiera che mi è cara e che forse può riassumere tante cose che vorrei dirti e che porto nel cuore:

Tu mi basti, Signore:
il mio cuore, il mio corpo, la mia vita,
nel suo normale modo di vestire,
di alimentarsi, di desiderare
è tutta orientata a Te.
Io vivo nella semplicità e nella povertà di cuore.
Non ho una famiglia mia,
perché Tu sei la mia casa, la mia dimora, il mio vestito, il mio cibo.
Tu sei il mio Desiderio.
(Luigi Serenthà)

Spero con te che questa preghiera si realizzi nella concretezza semplice della tua vita. Amen!

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Diocesi di Savona-Noli
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