Danilo Gambetta

Domenica 25 febbraio alle ore 15 nella Cattedrale Nostra Signora Assunta di Savona Danilo Gambetta sarà ordinato diacono permanente dal vescovo Calogero Marino. Cinquantaquattro anni, è docente di religione cattolica nei licei Grassi e Della Rovere e collaboratore della Parrocchia San Pietro Apostolo. Marito di Elena Calcagno, è papà di Alessio, membro dell’Assemblea del Sinodo diocesano, e Claudio.

Quando ha sentito la vocazione?
“Si è manifestata in maniera ‘discreta’. Ho vissuto parte della giovinezza frequentando la Chiesa prima convintamente, poi con sporadicità, per trovarmi in età adulta ad essere un ‘credente tiepido’. Spesso ricordavo con nostalgia il mio entusiasmo di ragazzo. Con il tempo mi sono riavvicinato alla fede grazie ad amici e amiche. Ho iniziato a sentire che, come battezzato, ero chiamato a far fruttare ogni talento. Spero di essere all’altezza del compito che mi attende”.

Quale aspetto della formazione l’ha colpita maggiormente?
“Normalmente i diaconandi compiono la formazione dopo il discernimento, nel mio caso gli studi e la laurea, frutto della passione per la filosofia e la teologia, sono arrivati prima. Mentre studiavo avvertivo sempre più forte la ‘chiamata’. Il mio parroco di allora padre Piergiorgio Ladone mi invitò a riflettere sulla possibilità e così fecero due miei professori, anch’essi sacerdoti, senza avergliene accennato: un ‘segno’ della Provvidenza!”.

Come si concilia il diaconato con famiglia e lavoro?
“Mia moglie è presente e collaborativa, i miei figli iniziano ad autogestirsi e anche loro tre partecipano alla parrocchia. Erano ‘preparati’ alla mia decisione. La sfida è trasformare la nostra vita in una continua apertura allo Spirito”.

Danilo Gambetta

Cosa la lega a San Pietro?
“Qui ho ritrovato sensazioni ed esperienze profonde di fede e carità. Da piccolo a Pasqua e Natale con i miei genitori mi recavo al Santuario Bambino Gesù di Arenzano. Il mio legame con i carmelitani è nato così”.

Come si insegna religione oggi?
“Quando io frequentavo il liceo era un catechismo meno forzato, oggi è una materia interdisciplinare e vi possono partecipare persino gli anticlericali. In classe i ragazzi possono anche dissentire, l’importante è che sappiano argomentare”.

A quali figure della Chiesa si ispira?
“Ho una predilezione per la letteratura patristica, i santi carmelitani, i Padri del deserto e della tradizione orientale, la spiritualità contemplativa. Negli anni ho orientato gli studi su temi legati alla preghiera del cuore, l’esicasmo, la meditazione cristiana. La teologia spirituale è stata l’ambito delle mie due tesi”.