Nel cuore dell’estate, ci viene riconsegnata la preghiera di Maria, il Magnificat, che è al tempo stesso la preghiera della Chiesa. Perchè Maria è la Chiesa, Madre e Immagine della Chiesa. Non è fuori o sopra la Chiesa, ma dentro. E la Chiesa, “contemplando l’arcana santità di Maria, imitandone la carità e adempiendo fedelmente la volontà del Padre, per mezzo della Parola di Dio accolta con fedeltà, diventa essa pure madre, poiché con la predicazione e il Battesimo genera a una vita nuova e immortale i figli, concepiti ad opera dello Spirito Santo e nati da Dio” (LG 64). E Maria, assunta in cielo, “con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni della salvezza eterna” (LG 62).

Maria, infatti, è l’Assunta. E se Cristo è “primizia di coloro che sono morti” (I Cor 15,20), Maria è l’Immacolata, assunta e accolta fin d’ora nel cuore di Dio. Per questo, intercede per noi!

Del Magnificat, colgo un solo tratto: è una lettura credente della storia, che sgorga da  una memoria grata e diventa discernimento sapiente. E che ci dà gioia, perché ci dice che la morte non ha l’ultima parola e che il drago, in Cristo, è già stato sconfitto.

La mia/nostra postura è invece troppo spesso quella del risentimento, che non sa leggere la storia sub specie aeternitatis, ma solo secondo la cronaca dei giornali o l’inganno delle false notizie. Rimangono profetiche le parole di Papa Giovanni all’inizio del Concilio; il suo dissenso dai profeti di sventura e il suo atto di fede: la Provvidenza “ci sta conducendo ad un nuovo ordine di rapporti umani, che…si volgono verso il compimento di disegni superiori e inattesi”. Certo, a noi è chiesta la fatica di capire come siano ancora vere queste parole, in questi tempi molto difficili.

La nostra Cattedrale è dedicata alla Vergine Assunta e ne sono felice! E allora mi permetto di esprimere un sogno: sarebbe bello (anche se poi, certo, occorrerà capire cosa questo può voler dire in concreto) che la nostra Cattedrale fosse sempre più la Chiesa del Magnificat e non del lamento, della memoria grata e non della nostalgia. Per diventare davvero un luogo capace di accompagnare i cammini spirituali di ciascuno. Forse anche una riflessione a questo riguardo sarà necessaria, nei giorni del nostro Sinodo.