Pasqua di Risurrezione. Omelia

 

Il vangelo che abbiamo appena ascoltato è pieno di verbi di movimento: si recò, corse e andò, uscì, si recarono, correvano insieme tutti e due, corse e giunse, entrò…Il tempo è il primo giorno della settimana, al mattino, quando ancora è buio, e tutta la vicenda si muove intorno al sepolcro…

Molte poi sono le emozioni che “muovono” la scena: l’inquietudine e la speranza, il dolore della perdita e il senso di vuoto, un cammino che diventa fede…

Nulla è fermo in questa pagina del vangelo, tutto è in movimento, e diventa lezione per noi: la fede pasquale è l’esperienza di un percorso, che anche noi, come Maria di Magdala, Pietro e il discepolo amato, siamo chiamati a fare. Altrimenti, se non facciamo proprio adesso, durante questa celebrazione, questo percorso, la nostra fede rischia di diventare soltanto tradizione culturale o ripetizione di gesti…

E’ dalla fatica di questo percorso di fede che nasce la testimonianza di Pietro, dopo la Pentecoste: “essi lo uccisero, appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno”. L’andare di corsa al sepolcro, la difficile fede, l’arrendersi alla notizia -così bella da sembrar impossibile- della risurrezione, il raccontare a tutti la propria gioia…Il cammino di Pietro che deve diventare il nostro cammino.

La seconda lettura, in qualche modo, “corona” la nostra riflessione: “la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio”. Se Cristo è risorto, ci è data una profondità nuova: non esiste solo il visibile o ciò che possibile fare secondo le risorse della tecnica o della politica. Vi è noi una vita nascosta, uno spazio insaturo abitato dal mistero. Perchè siamo risorti con Cristo e tempio dello Spirito: questa è la ragione profonda della nostra gioia, in questo giorno santo.>