Omelia del 15/8/2018. Maria, vergine del Magnificat.

 

La Chiesa oggi è in festa, contemplando il volto luminoso di Maria, la “donna vestita di sole”, assunta e accolta nella luce di Dio. Festa poi grande qui, in questa nostra Cattedrale, dedicata all’Assunta…

Ma oggi la festa è attraversata dal dolore, per quanto accaduto a Genova, al dolore si addicono il silenzio e la preghiera, più che le parole…Maria, donna rivestita di luce, precede e accompagna il nostro cammino, di noi chiamati, come Lei, a diventare luce. Perchè non è vero che tutto finisce in niente, è vero invece che tutto finisce in luce.

Il senso del dogma è grande e profondo, e le letture sono molto ricche, ma io vorrei oggi soltanto fermarmi sul Magnificat, perché credo possa “contrastare” la cultura “triste” nella quale siamo immersi. La cultura del risentimento, che sta esplodendo sui social con la protezione dell’anonimato, ma  che ci abita tutti: quanto è facile lamentarsi di ogni cosa  e di tutti!

Dal risentimento alla lode: questa la “conversione” alla quale ci chiama il Magnificat. Una lode che, per Maria, è resa possibile dall’incontro con Elisabetta: due donne che si benedicono a vicenda! Forse, potremmo dire così: dalla tristezza delle nostre chiusure viene il risentimento, dalla gioia d’incontrarci vengono la festa e la lode. Penso anche al cammino dei nostri giovani, fra Piemonte, Lombardia e Liguria, sulle orme di Sant’Agostino, e poi al loro incontro col Papa, a Roma…

Ma se non c’è Magnificat che non sgorghi dai nostri incontri, occorre poi anche imparare a fare memoria grata dell’opera di Dio. Del Dio che predilige i piccoli e i poveri che siamo noi, e che fa grandi in noi tutte le cose…

Vi propongo allora di chiedere una grazia a Maria: che almeno per oggi (e magari anche nei prossimi giorni!) ci aiuti ad essere creature di lode e di benedizione. E’ un esercizio che talora  esige l’ascesi del silenzio,  e ha bisogno di uno sguardo profondo, per riconoscere la presenza di Dio…