Notte di Natale 2020. Omelia.

 

“Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce”. Le parole del profeta ci vengono incontro in questo Natale strano, che ci chiede di volgere lo sguardo alla luce di Betlemme.

Perchè non possiamo dire con troppa facilità che “incominciamo a vedere la luce in fondo al tunnel e che tutto tra qualche mese tornerà come prima”. Non di questa luce parla il profeta, e in questa Notte santa vogliamo contemplare e adorare il mistero del Dio fatto bambino, avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia, e realmente presente nell’Eucaristia che stiamo celebrando.

Betlemme infatti significa “casa del pane” e San Francesco, inventando a Greccio il presepe, fa celebrare in quella notte l’Eucaristia sul presepio, per mostrare il legame tra l’incarnazione del Figlio di Dio e l’Eucaristia. Ci fa bene, in questa Notte, riascoltare il passo della Vita prima di San Francesco, scritta da Tommaso da Celano: cfr. FF 469.

Ma guardare il Bambino e mangiare il Pane chiedono a noi di cambiare: insegnano “a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà” (Tt 2, 11-12). Il Natale che quest’anno viviamo chiede con ancora più forza il nostro cambiamento e la nostra conversione: ci chiede di vivere d’ora in poi diversamente. Di smettere di correre sempre credendoci invulnerabili, e di sognare, “pensare e generare un mondo aperto” (Fratelli tutti). Con sobrietà, giustizia e pietà. Per non sprecare l’appello al cambiamento che questa crisi porta con sé.