Nel mistero dell’Alleanza.

 

Saluto di cuore e con gioia ciascuno di voi. Saluto in particolare Mons. Vittorio, che mi è fratello e padre, e tutti i Presbiteri. Saluto e ringrazio per la presenza, che per noi è molto preziosa, Sua Eccellenza il Prefetto, il Sindaco di Savona e tutte le Autorità civili e militari. Un grazie sentito a tutti coloro che hanno consentito e resa bella questa celebrazione, che corona il nostro salire a piedi verso questo luogo di grazia. Per tutti voi e per le vostre più personali intenzioni celebro questa Eucaristia.

Grazia particolarissima è per noi celebrare quest’anno la festa solenne di N.S. della Misericordia, Patrona della Diocesi e della Città di Savona, nel Giorno del Signore, memoria viva della Sua Resurrezione e Pasqua settimanale: tutto infatti parte da lì, da Gerusalemme e dalla Pasqua, e anche il mistero di Maria trova nella Pasqua il senso profondo e la più autentica verità.

Il testo di Geremia che abbiamo appena ascoltato ci invita poi a collocare la nostra festa nel contesto dell’Alleanza: “verranno giorni -oracolo del Signore- nei quali…concluderò un’alleanza nuova…Porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo”. Il sogno di Geremia, lo sappiamo, trova il suo compimento nella Pasqua del Figlio, il Dio fatto pane (è lui il chicco di grano che marcendo porta frutto!), che “imparò l’obbedienza da ciò che patì” e “per il suo pieno abbandono venne esaudito”.

Maria, allora, è oggi da noi qui riconosciuta e venerata e anche amata proprio come l’Arca dell’alleanza e della misericordia. Le  parole ascoltate da Antonio Botta alla seconda apparizione (“misericordia, Figlio, voglio, e non giustizia!) ci mostrano infatti Maria pienamente inserita nel mistero dell’ alleanza pasquale: il sogno del Figlio (“ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi”, Lc 22,15) trova nella Madre una perfetta corrispondenza (“qualunque cosa vi dica, fatela”, Gv 2,5); entrambi, il Figlio e la Madre, danno letteralmente la vita perché ciascuno di noi, e l’umanità intera, sia misericordiato dalla tenerezza dell’amore di Dio.

E il contesto della apparizione mariana di cui oggi facciamo grata memoria non era poi molto diverso da quello attuale: conflittualità politico-militare, crisi economica, paura del futuro.

Mi piace allora consegnare a me e a voi, da questo luogo di grazia, la parola dell’Alleanza, inseparabile da quella di una misericordia che diventa cura e tenerezza.

Certo, siamo tutti tentati di “bastare a noi stessi” e “non dipendere da nessuno”; vorremmo essere senza debiti e senza mancanze, e la proposta antica del Seduttore continua ad affascinarci. Forse, però, la parabola della autosufficienza assoluta inizia a mostrare le sue crepe, e cominciamo a intuire che non si vive senza gli altri e senza l’Altro. “E’ vero: l’altro ci scomoda sempre. Perché il suo esserci apre una ferita-feritoia alla nostra supposta autosufficienza. Eppure, la logica moderna dell’’immunitas’ -tenere l’altro a debita distanza- rimane insoddisfacente. Socialmente, perché non sa ricreare le ragioni dello stare insieme, ed esistenzialmente, perché l’uomo non può vivere senza affezionarsi” (Magatti al Convegno ecclesiale di Firenze). E a risvegliarci della tentazione diabolica dell’autosufficienza risuonano anche le parole di un grande testimone del vangelo, Arturo Paoli: “l’altro non è un estraneo, l’altro è la mia obbedienza, la mia religione, il mio amore a Dio, il mio cammino”. E ricordiamo con gratitudine la testimonianza indomita e appassionata di San Giovanni Paolo II, che fin dal primo giorno del suo ministero petrino ha gridato al mondo di non aver paura di aprire le porte a Cristo e ai fratelli! Di non aver paura di aprirsi all’Altro (con la maiuscola!) e agli altri!

La faticosa bellezza della relazione, allora, vs. la tentazione di non chiedere mai e di non dare niente a nessuno! Questa è la scelta alla quale oggi siamo chiamati. Fiducia vs. diffidenza! Tre legami di alleanza, in particolare, mi pare siamo oggi, anche a Savona, invitati a riscoprire.

L’alleanza col “mistero ineffabile, santo e amante che chiamiamo  Dio” (Ranher), innanzi tutto e in radice. Un’alleanza questa che (per fortuna!) non va da noi costruita, ma semplicemente accolta e riconosciuta. Come ha fatto Maria, che ha raccolto nell’”eccomi” tutto il senso della vita cristiana e si è messa in cammino. Perchè “tu ci hai amati per primo, o Dio, e di giorno in giorno, per la vita intera, Tu ci ami per primo…E noi ingrati, che parliamo come se Tu ci avessi amati per primo una volta sola” (Kierkegaard).

Chiediamo a Maria che ci aiuti a riscoprire la bellezza e l’attualità della fede, a ritrovare Cristo come nostro contemporaneo, a ritrovare la gioia del vangelo, perché non si può vivere della nostalgia del passato e non si può ridurre la fede a ripetizione di riti vuoti. Il Dio in cui crediamo non è il primo motore immobile o il garante dell’ordine costituito e dei buoni sentimenti, ma è sempre il Dio dell’alleanza, il Dio di qualcuno, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei viventi, non il Dio dei morti. Su questo, i giovani sono giustamente esigenti e non ci potranno perdonare atteggiamenti distanti dal vangelo. Un  Dio così, alleato e non nemico della gioia dell’uomo, è anche oggi amato e cercato, anche a Savona; penso, in particolare, ai tantissimi di voi, adulti e giovani, che stanno partecipando alla Scuola di preghiera.

Ma l’alleanza col Dio che ha scritto la sua legge nei nostri cuori ci richiama all’alleanza con gli altri, riconosciuti come fratelli. Penso qui, in particolare, all’alleanza tra le generazioni. “Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?…Non basta più dire che dobbiamo preoccuparci per le future generazioni. Occorre rendersi conto che quello che c’è in gioco è la dignità di noi stessi…perchè ciò chiama in causa il significato del nostro passaggio su questa terra” (Laudato sì, n. 160).

E’ il grande tema dell’eredità, dell’accompagnare i ragazzi e i giovani con una autorevolezza testimoniale non direttiva, perché solo questo ci chiedono i giovani.

Nella lettera pastorale, proponevo a noi adulti una semplice preghiera: “rendici, Signore, testimoni credibili, ma anche contenti della fede che noi stessi abbiamo ricevuto in dono”.

Ora, penso che dell’alleanza tra le generazioni e in particolare dei percorsi di iniziazione cristiana mi occuperò nella prossima lettera pastorale. E’ questo un grande cantiere aperto, al quale dedicare energie di pensiero, nella ricerca di cammini credibili. Perchè abbiamo ridotto, magari senza volerlo e con tutte le migliori intenzioni, il vangelo a dottrina e l’educazione a istruzione, e non sempre ci siamo giocati fino in fondo nel rapporto con i ragazzi e i giovani, con i quali occorre invece ritrovare il filo di una relazione buona, capace di attestare la bellezza del vangelo.

Terzo. L’alleanza civile e politica (cfr. Laudato sì nn. 228-232) e l’alleanza con la creazione.

Due settimane fa abbiamo eletto i nostri rappresentanti in Parlamento. In questo luogo di grazia, desidero affidare a Maria il loro impegno e consegnare a tutti noi una pagina del Papa, che indica la misura alta dell’impegno sociale e politico: “l’amore, pieno di piccoli gesti di cura reciproca, è anche civile e politico, e si manifesta in tutte le azioni che cercano di costruire un mondo migliore. L’amore per la società e l’impegno per il bene comune sono una forma eminente di carità, che riguarda non solo le relazioni tra gli individui, ma anche “macro-relazioni, rapporti sociali, economici, politici” (Benedetto XVI)…In questo quadro, insieme all’importanza dei piccoli gesti quotidiani, l’amore sociale ci spinge a pensare a grandi strategie che arrestino efficacemente il degrado ambientale e incoraggino una cultura della cura che impregni tutta la società” (LS, n. 231). Ecco: chiedo a tutti, ma innanzi tutto alla Chiesa di Dio che è in Savona, di lottare con più decisione contro il degrado e la trascuratezza, impegnandoci in una artigianale cultura della cura, fatta di “una somma di piccole cose” (Nicolò Fabi);  praticare stili di vita sobri e sostenibili dal punto di vista ambientale, promuovere il commercio equo e solidale, contenere per quanto possibile i rifiuti, differenziandone la raccolta, mi paiono opzioni non più rinviabili e fondate in una autentica teologia della creazione.

Concludo, pregando Maria con queste parole, ispirate a Sant’Ambrogio:

O Maria, noi vogliamo accoglierti come immagine ispiratrice di vita.

Insegnaci a ricercare Dio in ogni creatura,

a seguire in tutto la retta ragione,

a vivere raccolti, unificati e in profondità di comunione,

a fuggire cose, pensieri e parole vane,

ad accogliere il povero e il debole,

a non dar pena a nessuno,

a dare gioia a tutti. Amen.n