Il mariologo francese René Laurentin soleva dire che “conversione è la parola che esprime più specificamente il senso del pellegrinaggio”. Proprio il desiderio di ricevere un conforto spirituale vivendo tale esperienza sta determinando un graduale ritorno dei “turisti” religiosi nei tradizionali luoghi di culto in Italia e all’estero. Tra loro ci sono anche i fedeli che i volontari dell’Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali accompagnano con regolarità.

“Dopo due anni di pandemia, in cui tante persone hanno sofferto il distanziamento e la mancanza di socializzazione, i pellegrinaggi sono in ripresa – conferma Angela Bruzzone, presidente della sottosezione Savona-Varazze, a Il Letimbro nel numero di giugno – Abbiamo organizzato i primi a settembre grazie alla diminuzione dei contagi. Tuttavia è difficile pianificarli, le norme di sicurezza sanitaria di ogni Paese possono sempre cambiare”.

Inoltre il Covid-19 ha modificato le preferenze del mezzo di trasporto: se in passato erano migliori i ‘treni bianchi’ e i pullman, oggi è più conveniente l’aereo. “Il tragitto dura meno e a bordo viene garantita una maggiore sanificazione dell’aria e delle superfici, anche durante il volo stesso”, spiega Bruzzone. In più “esiste una specifica compagnia di linea, la spagnola AlbaStar, che offre a prezzi vantaggiosi collegamenti con le destinazioni e dispone di equipaggi preparati ad assistere i passeggeri disabili, che oggi sono più numerosi”.

In questo mare di novità resta un punto fermo: il santuario più “ambito” è ancora Lourdes. “È ‘la città della gioia’, il luogo per eccellenza in cui i malati si sentono accolti e al centro dell’attenzione, cosa che nella nostra società non avviene spesso”, afferma la presidente dell’Unitalsi. All’estero “vanno forte” altresì Terra Santa, Fatima e il convento di Saint Gildard, a Nevers, in Francia, dove riposa santa Bernadette Soubirous; in Italia Loreto e Assisi. “Međugorje non è stata ancora riconosciuta ufficialmente come meta di pellegrinaggio e dunque non è tra quelle consentite”, rivela Bruzzone.

Pellegrino è però anche colui o colei che accompagna e vede con i propri occhi come il malato o l’anziano vive la propria situazione. “L’espressione che si sente dire spesso, cioè ‘Poverino!’, riflette la concezione generale che si ha di queste persone – dice Angela Bruzzone – Invece chi viene con noi si rende conto che il malato non è e non si sente ‘ridotto male’, anzi ha una forza d’animo persino superiore a quella dei sani”.