La messa del crisma nella Cattedrale Nostra Signora Assunta di Savona

“Il frumento, l’olio ed il vino ci trasmettono vita e lezione”. Sono le parole del Lucernario caro ad alcuni di noi, che preghiamo insieme ogni mese, al termine della Scuola della Parola. Sono parole pasquali, perché dicono che solo se viene frantumato il frumento diventa pane, e che olio e vino vengono dal tormento dei torchi e dalla spremitura degli acini d’uva. La vita nuova che a Pasqua ci è donata viene da un cambiamento profondo, che è un po’ come un morire: “se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,24).

È la lezione che in questa Pasqua mi piace accogliere dagli oli santi che tra poco verranno benedetti: l’olio dei catecumeni, che apre alla vita; l’olio degli infermi, che dà forza nel tempo della prova; il crisma, segno dello Spirito che consacra e indica il cammino. La nuova vita viene dal torchio della Croce: questa la lezione! Così come “l’olio proviene dal tormento dei torchi” (Tonino Bello) e riempie di profumo la Chiesa, come a Betania: “tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo” (Gv 12,3).

È la grande metamorfosi:mors et vita duello conflixere mirando: dux vitae mortuus regnat vivus; morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; ma, ora, vivo trionfa” (sequenza di Pasqua). Ma anche per la nostra Chiesa è tempo pasquale: è il tempo del passaggio, della metamorfosi e del cambiamento. E’ qui, lo capite bene, non posso che riferirmi al Sinodo, da poco concluso: è stato una grazia, anche se faticosa, che non possiamo tradire e che ci invita a prendere il largo. Per questo, vorrei chiedere a ciascuno di voi – preti, diaconi, religiosi e laici – il coraggio del cambiamento. È quasi una supplica che vi rivolgo e lo faccio con le parole che già vi scrissi con la lettera pastorale “A metà del cammino”, del settembre 2022:

“Si tratta di ritrovare la gioia del vangelo. Siamo chiamati “a cambiare molto per non perdere troppo” (Luigino Bruni). Sempre di più, nel tempo che abbiamo davanti, sarà la qualità delle relazioni a rendere generative le nostre comunità… Perché sempre di più dobbiamo diventare consapevoli che una Parrocchia autosufficiente non ha più ragion d’essere e che alcune esperienze formative (penso ad esempio alla pastorale giovanile) hanno di necessità (e non perché mancano le forze) bisogno di un respiro più grande”.

Il libro del Sinodo indicherà l’orizzonte del cambiamento, ma al Vescovo è chiesto di attuare quelle riforme, anche organizzative e strutturali, che devono rendere possibile un cammino fruttuoso e spedito. E non mi voglio sottrarre a questo compito. Per questo, mi piace dar conto, in questa celebrazione intima e solenne, di due novità significative nell’organizzazione della pastorale diocesana, formalizzate con i necessari decreti:

  1. la costituzione di 10 zone pastorali, che saranno guidate da un presbitero da me nominato e da un Consiglio pastorale di zona (un Consiglio agile e non troppo numeroso). Nelle zone, andranno sognate insieme e realizzate quelle esperienze pastorali che ormai non possono più essere pensate al solo livello parrocchiale. Rimarranno le quattro vicarie, che penso possano essere soprattutto spazi di fraternità presbiterale. Almeno per ora, non penso opportuno accorpare alcune Parrocchie, capiremo comunque, strada facendo, le scelte più opportune. In autunno, inizierò la mia seconda Visita pastorale, che penso di strutturare proprio per zone, e durante la quale…mi farò portavoce delle prospettive nuove che il Sinodo ci ha indicato;
  2. il coordinamento dei servizi offerti dalla Curia alla Diocesi (perché è la Curia al servizio della Diocesi, e non viceversa!) in 4 ambiti pastorali: ambito dell’annuncio e della formazione cristiana, ambito della fragilità e della cura, ambito della cultura e della bellezza, ambito delle opere diocesane e dei beni economici della Chiesa.

Ma voglio tornare ora, per concludere questa breve riflessione, al profumo del Crisma. Perchè la Chiesa non è un’azienda da risistemare e ogni tentativo di riforma o cambiamento deve nascere dalla nostra conversione personale a Gesù, Crocifisso, Risorto e Donatore dello Spirito. In questi giorni, mi hanno fatto compagnia due figure evangeliche capaci di cambiare e di “venire alla luce”, mosse dal vento dello Spirito e non certo da strategie umane o da tecniche di sopravvivenza: Giuseppe di Arimatea e Nicodemo.

Ecco il testo che mi ha fatto molto pensare: “Giuseppe di Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodemo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e aloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vuoto, posero Gesù” (Gv 19,38-42).

Non commento il testo. Lo farò tra pochi giorni, nel prossimo incontro della Scuola della Parola. Voglio solo accennare alla luce pasquale che attraversa il nostro testo come un lampo, e gli restituisce fragranza:

  • la mistura di mirra e aloe e gli aromi: il Crisma di allora con il quale è onorato il corpo di Gesù
  • il corpo posto nel sepolcro, come a Betlemme nella mangiatoia; il corpo preso da questi due uomini…E prego che ci insegnino a prendere e trattare con affetto il corpo di Gesù;
  • Giuseppe di Arimatea e Nicodemo vengono alla luce. Nascono! Ecco perché sono figure di cambiamento: non più di nascosto o di notte, ma in piena luce. Perché nascono di nuovo!

Concludo invocando Maria, N. S. di Misericordia. Sia Lei nostra Madre e Signora nell’avventura della nostra conversione a Gesù! Quest’anno voglio fare un piccolo dono a tutti, e non solo ai preti. All’uscita vi verrà consegnato il testo dell’omelia scritta da san Tonino Bello per la messa crismale del 1993. È un testo straordinario, che ha ispirato questa mia povera riflessione; ha più di trent’anni, ma mi pare davvero attualissimo e pieno di vangelo.

“Il coraggio del cambiamento”
L’omelia in pdf

Diocesi di Savona-Noli