In questo tempo, ancora segnato dalla pandemia e drammaticamente violentato dalla guerra, siamo saliti, ancora una volta, al nostro Santuario, luogo di grazia, benedetto dalla presenza di Maria. Con lei, ci siamo messi in cammino. Siamo in tanti, e tutti desidero ringraziare e salutare. Ringrazio soprattutto il fratello Vescovo Vittorio, la cui presenza è per la nostra Chiesa benedizione; ringrazio il Rettore, Don Gianni, che ci accoglie; ringrazio le Confraternite e quanti hanno reso bella questa nostra festa patronale. Ringrazio soprattutto i malati e le persone con disabilità, e quanti li hanno accompagnati. Ringrazio per la loro presenza tutte le Autorità e saluto, fra tutte, Sua Eccellenza il Prefetto, il Dott. Antonio Cananà e il Sindaco di Savona, Avv. Marco Russo.

“In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda”. Così inizia il testo di Luca, che conosciamo bene e che abbiamo appena ascoltato. I giorni ai quali il vangelo si riferisce sono i giorni in cui Maria custodisce in cuore le parole dell’angelo: “non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù”. Sono anche i giorni del turbamento di Maria: “come avverrà questo, poiché non conosco uomo?”.

Ed è in questo suo tempo così particolare che Maria, poco più che adolescente (non dobbiamo dimenticarlo!), sente il bisogno di uscire all’aperto e mettersi in cammino verso l’alto. Il suo è un andare dimorando nella memoria grata e stupita delle parole dell’angelo; è un andare forse senza capire, un andare contemplando e ubbidendo…

Mi colpisce, in particolare, il suo salire. Certo, è un cammino richiesto dalla geografia dei luoghi, è un salire da Nazareth ad Ain-Karim; ma esprime anche, simbolicamente, il bisogno e, ancor più, il desiderio di alzare lo sguardo. Ed è una lezione per noi, che troppo spesso incurviamo lo sguardo, privandoci della bellezza che ci sta intorno, e davanti…La fede di Maria, allora, ci invita ad alzare lo sguardo, e a comprendere che la vita è molto più di ciò che stiamo fissando da troppo tempo!

Alzare lo sguardo verso il monte, guardare…Perché ritrovare lo sguardo è la vera questione. Penso si possa dire così: siamo chiamati a passare dal vedere al guardare, chiamati a imparare dallo sguardo di Maria, in tutti i giorni della sua vita…
– il mio/nostro vedere che constata, controlla, mette in ordine, organizza…È il vedere della conoscenza strumentale, il vedere dei social, al quale forse diamo troppo credito
– guardare invece indica una postura contemplativa, alla quale ci richiama spesso il Papa (e, prima di lui, Gesù…”guardate i fiori del campo”).

E per sguardo “si deve intendere meno la facoltà di raccogliere delle immagini che di stabilire una relazione” (Starobinski).
Ritrovare lo sguardo è allora innanzitutto ritrovare la relazione. Con Gesù e con i fratelli. Imparando da Maria. E anche dal Beato Antonio Botta! In tutte le immagini che lo rappresentano, appare in ginocchio, con lo sguardo verso Maria, nell’atteggiamento del discepolo. Così, nel suo linguaggio semplice e proprio per questo profondo, descrive l’apparizione del 18 marzo 1536: come il discendere dal cielo di una luce di splendore, “per lo quale, molto sbigottito, fui per cascare in terra tramortito. Talmente che mi cascò il berretto di capo, e subito sentii una voce nel splendore, qual mi disse, levati e non dubitare, ch’io son Maria Vergine, e rizzandomi parmi vedere ma pur offuscamente nel splendore la forma di una Donna, quale in tal modo mi incominciò a parlare…”.

Nella memoria grata del mistero di Maria, Madre di misericordia, raccolgo due soli pensieri, che possano alimentare la speranza in questo tempo così  difficile. Un primo pensiero rivolto in special modo alla Città e al nostro impegno civile, e un secondo pensiero per la nostra Chiesa di Savona.

1. Alzare lo sguardo mi pare voglia dire innanzi tutto continuare a credere nella possibilità di un mondo nuovo. Il demone della guerra cerca di contrastarlo in ogni modo, ma la parola di Gesù è dirimente: “questa specie di demoni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera” (Mc 9,29). Chiediamo a Maria, Madre di Misericordia, che interceda per l’Ucraina e per il mondo il dono della pace!

E desidero qui ringraziare quanti – e sono davvero tanti! – hanno in queste settimane dato prova di credere nella fraternità, accogliendo i profughi ucraini. E ringrazio la Caritas che ha saputo coordinare molte iniziative, anche lavorando in rete con le istituzioni e la società civile. Ringrazio la Comunità cattolica greco-bizantina, e in particolare Padre Vitaliy, per la testimonianza di fede e di pace che ci stanno offrendo.

Alzare lo sguardo vuol dire non rassegnarci e continuare, come ci chiede il Papa nella Fratelli tutti, a “pensare e generare un mondo aperto”, capace di ritrovare la fraternità, senza la quale la società dei liberi e uguali rischia di avvitarsi su se stessa, in un conflitto permanente per affermare, da parte di ciascuno, il proprio diritto individuale e, da parte degli Stati, le proprie pretese di dominio.  Scrive Francesco: “La fraternità ha qualcosa di positivo da offrire alla libertà e all’uguaglianza…Senza la fraternità consapevolmente coltivata…la libertà si restringe, risultando così piuttosto una condizione di solitudine” (n. 103). E ancora: “neppure l’uguaglianza si ottiene definendo in astratto che “tutti gli esseri umani sono uguali”, bensì è il risultato della coltivazione consapevole e pedagogica della fraternità” (n. 104).

Alzare lo sguardo dallo schermo dei nostri tablet nei quali ci “ritiriamo” per difenderci dalla fatica delle relazioni ci farà ritrovare il volto dell’altro, fragile e inerme, ma anche desideroso di bene e di luce, esattamente come noi. Dietro le mascherine, dalle quali speriamo di poterci presto liberare, ci sta il volto di un fratello, uguale e diverso da noi. Un fratello da amare, senza temere il fatto che sia -inevitabilmente e per grazia!- diverso da noi.

Se, come disse il Papa già nel 2017, “la società in cui si dissolve la vera fraternità non è capace di futuro”, io penso che, nel tempo nuovo che è già cominciato, “fare prevalere la follia della fratellanza sulla lucidità dell’odio divenga allora il compito di tutti coloro che non vogliono lasciare alla morte l’ultima parola” (Recalcati). Il compito è nelle nostre mani, anche se è molto difficile, perché “in questi mesi la logica del ripartire ha ampiamente surclassato quella del ricominciare” (Matteo). Si tratta invece davvero di iniziare e di ricominciare:

a. mettendo al centro le vite più fragili e accogliendo, senza vergogna, le nostre stesse fragilità;
b. riconoscendo e praticando la misericordia come forma della vita quando la vita assume la sua qualità tipicamente umana. E ricordiamo ancora l’apparizione dell’8 aprile del 1536: “Misericordia, Figlio, voglio, e non giustizia”.

2. Alzare lo sguardo con Maria vuole anche dire – ed è la seconda, ultima riflessione – guardare con fiducia questa nuova stagione che si apre per la Chiesa. Quanta fatica avrà fatto Maria a ripensare in modo nuovo la sua vita e i suoi progetti… Ma lo ha fatto confidando, aprendosi all’imprevedibile. E trovando ben più di quanto poteva aspettarsi…

Così per noi. La cristianità è finita da tempo (perché “il futuro entra in noi molto prima che accada”, S. Weil), ma solo ora ce ne stiamo accorgendo, e con fatica e paura. Ma è un tempo nuovo e bello che ci attende. Saremo più piccoli e non potremo contare su appoggi esterni. Solo sul vangelo, e sulla nostra povera fede. Mi sembra che questo ci chieda soprattutto due cose:

a. ancora la fraternità fra di noi, di cui il Sinodo vuol essere ed è un segno forte: il Sinodo è davvero il dono grande che Dio offre alla Chiesa di Savona in questo tempo. Chiedo a tutti di accogliere con  cuore aperto questo dono!
b. e poi la condivisione della vita di tutti, senza distanze, proprio come faceva Gesù, che si lasciava toccare dal lebbroso e sedeva a mensa con i peccatori pubblici. E come hanno sempre fatto, in ogni tempo, gli amici di Gesù. E penso, fra tutti, nel secolo scorso, a fr. Charles de Foucauld, di cui è ormai prossima la beatificazione…

Mi piace, per concludere, pregare il salmo 121, che forse anche Maria, salendo verso la montagna, avrà pregato:

Alzo gli occhi verso i monti:
da dove mi verrà l’aiuto?
Il mio aiuto viene dal Signore:
egli ha fatto cielo e terra.
Non lascerà vacillare il tuo piede,
non si addormenterà il tuo custode.
Non si addormenterà, non prenderà sonno
il custode d’Israele.
Il Signore è il tuo custode,
il Signore è la tua ombra
e sta alla tua destra.
Di giorno non ti colpirà il sole,
né la luna di notte.
Il Signore ti custodirà da ogni male:
egli custodirà la tua vita.
Il Signore ti custodirà quando esci e quando entri,
da ora e per sempre.

Amen!

“Guardando con fiducia”
(omelia in pdf)

Diocesi di Savona-Noli