Giornata sacerdotale. 28/6/2019. Traccia della meditazione del Vescovo su Lc 5,1-11.

Molto schematicamente, sei passi verso la speranza.

1. Una speranza mortificata. E’ questa la scena originaria: due barche ormeggiate, i pescatori che lavano le reti. Un’esistenza ormeggiata dopo il fallimento della notte. I tanti motivi di fallimento nella nostra vita…Il coraggio di riconoscerli, di dar loro un nome, perché diventino la breccia attraverso la quale possa entrare il Signore.

I pescatori (noi?) sembrano non accorgersi del movimento della gente, che fa ressa attorno a Gesù per ascoltarlo: la sconfitta isola, separa. Dove non c’è speranza, c’è isolamento.

2. Un intervento inatteso. In Gesù che sale sulla barca di Pietro, Dio si fa carico dell’uomo senza speranza. Dio non salva “dall’alto”, restando al di fuori. Dio salva condividendo. I mortificati, i curvati sono oggetto della cura di Dio.

3. Una parola creatrice. “Prendi il largo e calate le reti per la pesca”. Esistono parole che mortificano e parole che danno vita…Gesù ci invita ad “avviare processi” (EG), confidando nella sua parola. Processi che sognino e preparino il futuro (il Presidente Mattarella, pensando al nostro Paese: “non aspiro che il nostro Paese ragioni in termini di secoli, sarebbe ampiamente sufficiente e sarei pienamente soddisfatto se ragionasse in termini di decenni, con la capacità di essere pronti per affrontare il futuro e per progettarlo”). Vale per il Paese, vale per la nostra Chiesa…

4. Il coraggio della responsabilità. “Getterò le reti”: fidarsi della Parola, ascoltarla, significa attuarla. Non esiste speranza senza una operosa responsabilità.

5. La consapevolezza: “sono un peccatore”. Speranza non è illusione (fare “come se” il problema non ci fosse), ma prendere atto della propria condizione reale.

6. Una nuova creazione. Il riemergere della speranza è come una resurrezione dell’io: “se uno è in Cristo è una creatura nuova”. “Io, non più io” (Benedetto XVI). E l’incontro con Cristo fa emergere l’attesa profonda del cuore, genera in noi l’uomo nuovo, apre orizzonti impensati (peccatori che diventano pescatori di uomini)