Il Figlio di Dio si manifesta ai pastori come Re d’Israele, e ai Magi come luce delle genti.

I Magi vengono dalle lontananze, icona di una fede che si mette in cammino. Ricordano a ciascuno di noi che la fede è itineranza, e che l’uomo biblico, il credente, è essenzialmente homo viator.

Colpisce il contrasto con Erode, l’uomo del controllo, immobile nel suo palazzo; cfr. gli avverbi di Erode: segretamente, con esattezza, accuratamente…
L’intermittenza della stella, invece, evidenzia il rischio della fede, e la necessità di alzare in alto lo sguardo, per ritrovare la stella. Cammina davvero solo che guarda le stelle!

Ne derivano conseguenza anche per il nostro vissuto ecclesiale. Mettersi in cammino chiede il coraggio del cambiamento: “sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione” (EG 27).

Nel cammino dei Magi (=del credente) s’invera la parola di Is 40,31: “ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi”.

Omelia del Vescovo Calogero Marino - Epifania