Era gremita la Cattedrale per l’ultimo saluto a don Achille Tronconi, mancato il 2 agosto dopo lunga malattia al’età di 69 anni. Originario di Pieve Porto Morone (Pavia), arrivò nella diocesi di Savona-Noli dopo essere diventato diacono e fu ordinato presbitero il 28 agosto 1983 da monsignor Giulio Sanguineti. Fu viceparroco a Noli fino al ’91 e parroco a Sant’Ambrogio in Legino sino al 2017, quando si ritirò per motivi di salute. Negli ultimi anni è stato prevosto e penitenziere del Capitolo dei Canonici della Cattedrale (incarico ora affidato a don Piero Giacosa).

Per diverso tempo don Achille ha ricoperto l’incarico di esorcista diocesano. Nei primi anni 2000 è stato vicerettore del Seminario interdiocesano ligure presso il Seminario arcivescovile “Benedetto XV” di Genova. La commemorazione al funerale è stata affidata a don Giuseppe Noberasco, successore di don Achille nella parrocchia di Legino. Ecco il testo a cui si è ispirato per il suo personale ricordo.

Quando don Achille viene a Savona come diacono mette subito al centro del suo ministero la cura e l’attenzione per i giovani. Infatti si dedica subito all’insegnamento della religione presso l’istituto Geometri e alla pastorale degli universitari nella Fuci. Questo suo impegno sarà prioritario anche successivamente nel suo servizio nella parrocchia di Noli come viceparroco e poi come parroco a Legino. Nel 1982, al suo arrivo nella nostra diocesi, ho avuto occasione di conoscerlo in un momento particolare della mia vita. Era il periodo in cui mi ponevo la domanda sulla fede, se fosse una via praticabile e bella per un giovane come me. In questo contesto sono stati decisivi per me tre aspetti che ho subito colto in lui e mi hanno sempre accompagnato.

Innanzitutto don Achille non ha mai prospettato per i giovani innanzitutto un ruolo nella Chiesa e nella parrocchia, insistendo piuttosto sulla bellezza di un’esperienza comunitaria di fede. Questa insistenza sulla priorità della vita comunitaria rispetto al ruolo è stata fondamentale per riconoscere il carattere gratuito della vita cristiana. Ciascuno è accolto nella Chiesa per la ricchezza del suo esserci e non perché in essa viene a ricoprire un ruolo. Le comunità parrocchiali non possono essere ridotte a degli ingranaggi in cui ciascuno ha il proprio compito ma devono essere luoghi in cui si fa esperienza concreta della gratuità del vivere insieme nella fede.

Il secondo aspetto è stato la profondità della proposta spirituale fatta da don Achille, il suo invitarci a scoprire e vivere il rapporto con un Dio che non è un Dio anonimo ma un Padre. La direzione spirituale, i ritiri e le proposte di letture impegnative di classici della spiritualità cristiana erano funzionali a fare tale scoperta e a coltivarla. Il terzo elemento decisivo è stata la sua insistenza sulla mediazione culturale. L’insistenza di don Achille sulla centralità del rapporto con Cristo non si è mai tradotta nell’invito ad una chiusura nei confronti del mondo della cultura.

Ricordo la sua insistenza in seminario a non diventare preti che leggono solo cose di chiesa. La centralità di Cristo e della vita ecclesiale non poteva per lui non condurre all’interesse per la cultura in generale, anche quando può sembrare lontana dal cristianesimo. La cultura come forma dell’umano non può non interpellare chi crede nel Dio che si è fatto uomo.