Oggi, festa solenne di Cristo Re, la Chiesa di Savona è davvero in festa. Salvatore e Ivano vengono ordinati diaconi dopo un lungo cammino e ne sono molto contento. Con Voi ringrazio le spose, che vi sono sempre state vicino in questi anni. Sono qui anche i Vostri figli e le Vostre comunità di appartenenza. È davvero una festa che ci coinvolge tutti! Non abbiamo scelto per caso questo giorno per il Vostro diaconato: la liturgia ci invita infatti a contemplare la regalità crocifissa di Gesù, Servo per amore. È guardando Lui, che “non ritenne un privilegio l’essere come Dio ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo” (Fil 2, 5 – 8), che possiamo imparare la diaconia.

Sulla Croce, Suo trono regale, dona nella verità quella vita che il giorno prima aveva deposto nel gesto eucaristico della lavanda dei piedi. Eucaristia e dono della vita sono le coordinate fondamentali della diaconia vissuta da Gesù. Il Vangelo di oggi aggiunge poi un elemento prezioso: si tratta di una diaconia ospitale. Vi invito a fare Vostra la bellissima preghiera del santo teologo, che disse: “Gesù (l’unico caso nel Vangelo di Luca in cui il Re crocifisso viene chiamato con questo nome), ricordati di me quando entrerai nel Tuo Regno”. La risposta di Gesù è per lui e anche per noi: “Oggi con me sarai nel Paradiso”.

Mi affascina sempre l’espressione “Oggi con me”. Siamo ospitati nel cuore di Dio: questa è la bella notizia che oggi Vi viene consegnata come sigillo al Vostro cammino. Non dimenticatelo mai, perché fuor dell’abbraccio di questa intimità con Gesù la diaconia perde la sua bellezza e diventa attivismo inutile e infecondo. Voi conoscete bene il numero 29 della “Lumen gentium”, con cui il Concilio Vaticano II restaura il diaconato dopo troppi secoli di dimenticanza e come un grado proprio e permanente della gerarchia.

Tra poco Vi imporrò le mani non per il sacerdozio ma per il servizio, come recita ancora il Concilio. Non è di certo una diminutio, perché la Vostra è una vocazione specifica che richiama il servizio. Siete custodi del servizio nella Chiesa, servi perché tutta la Chiesa non dimentichi di essere povera e serva secondo il sogno di Dio. Il Vostro diaconato non è transeunte, un passaggio obbligato verso il presbiterato, ma permanente e per Voi, cari Salvatore e Ivano, il sacramento dell’ordine s’intreccia con il Vostro matrimonio. È una grazia particolare per la nostra Chiesa, che anche a Savona vuole sempre più configurarsi come sinodale e ministeriale.

Grazie a Voi e ai nuovi ministeri istituiti del lettore, dell’accolito e del catechista ci è offerta in questo tempo la possibilità concreta di ridisegnare il volto delle comunità cristiane e mettere in moto una percezione più dinamica dell’annuncio del Vangelo con la ricchezza di nuovi volti ed esperienze differenziate. Per questo spero di poter ordinare, dopo Voi, nei prossimi anni altri diaconi permanenti, perché non sono figure sfumate, mezzi preti e mezzi laici, ma uomini che nella sequela di Cristo fanno dono del servizio della propria vita.

Ancora una parola per evidenziare le due direzioni fondamentali della diaconia, che fin dalle origini è venuta a configurarsi così e che possiamo riconoscere già nell’esempio di san Lorenzo diacono e martire. La prima è indicata dal legame con il Vescovo e la Chiesa diocesana. Vi ordino per la Chiesa di Dio che è in Savona e Vi chiedo, anche se di certo eserciterete il Vostro ministero in un contesto specifico, di non chiuderVi nella Vostra comunità. È per tutta la nostra Chiesa che dovete rendere presente Cristo Servo. Il rapporto con il Vescovo non sarà allora funzionale ma avrà i tratti della familiarità e, se Dio vorrà, anche dell’amicizia.

L’altra direzione è verso poveri e fragili. Non venite ordinati innanzitutto per il servizio all’altare, anche se certo l’Eucarestia è per Voi, come per tutti, fonte e culmine della vita cristiana. Venite ordinati per rendere presenta la Chiesa nelle tante periferie in cui oggi l’uomo vive: l’ospedale, la scuola, il carcere, i luoghi dove vivono e dormono i senza fissa dimora. Gesù è nato e morto in periferia, fuori dalle mura. Prego affinché la nostra Chiesa sappia sempre più e anche con il Vostro aiuto abitare le periferie.

Amen!