Altare e ciborio

In presbiterio spicca, in tutta la sua imponenza, il grande altare tardo barocco realizzato da Pasquale Bocciardo nel 1764. La sua attuale lastra frontale è molto recente: risale al 1909.
Prima di questa vi era una lastra molto più semplice, opera di Stefano Sormano (1603) che accompagnava le linee molto più essenziali e più sobrie dell’antico altare maggiore.
Del 1604 sono le due aquile marmoree, poste ai lati dell’altare, che sorreggono le insegne della città di Savona. Esse costituiscono il solo elemento originale pervenutoci del primitivo altare e l’unico segno rimasto in loco del giuspatronato del Comune sulla cappella maggiore della cattedrale.
Sulla struttura dell’altare insiste il monumentale ciborio (tabernacolo a forma di tempietto), significativo lavoro romano nell’ambito del primo barocco.
Grazie all’interessamento di Giulietta Gavotti Ferrero e Violante Grassi Nano il progetto del ciborio era stato affidato al gesuita savonese Orazio Grassi (1583-1654), che lo aveva voluto con le stesse caratteristiche di forma e grandezza di quello che si trovava nella chiesa del Gesù a Roma, con alcune varianti e migliorie.
Si richiedeva maggior pregio nella qualità dei marmi, nelle rifiniture e nelle dorature, e che venissero inserite nelle nicchie e sul prospetto rispettivamente statue di profeti e un rilievo raffigurante l’Ultima Cena, tutti in bronzo dorato, realizzati su modelli di Alessandro Algardi.
Stipulato il contratto a Roma nel 1636 con l’impresario e mercante di marmi Santi Ghetti, il nuovo tabernacolo sarebbe stato allestito dal marmista Giovanni Piloti l’anno successivo, secondo gli accordi, e collocato entro il 1638 sull’altare maggiore in posizione centrale rispetto allo spazio del presbiterio, come segno tangibile del ruolo primario dell’Eucarestia nella vita di fede. Così infatti aveva voluto padre Orazio Grassi, indicando che questo tabernacolo doveva essere rifinito perfettamente su tutte le quattro facce, in modo che fosse visibile e apprezzabile da ogni punto di osservazione.

Bibliografia:
AA.VV., cura di Giovanna Rotondi Terminiello, “UN’ISOLA DI DEVOZIONE A SAVONA, il complesso monumentale della cattedrale dell’Assunta”, Marco Sabatelli Editore, Savona, 2002.

Pulpito

Il pulpito, a cassa esagonale con un lato aperto, é attualmente collocato in capo alla navata centrale del Duomo nuovo, addossato al pilastro sinistro della crociera.
Le cinque specchiature, intercalate da erme angeliche, racchiudono le figure dei quattro Evangelisti, tra le quali si inserisce San Paolo che predica a una folla.
Si distinguono bene: San Marco, con il leone; San Luca, con il toro; San Giovanni Evangelista, con l’aquila; San Matteo, con l’angelo.
I quattro evangelisti sono rappresentati a figura intera, seduti su scanni insistenti su basamenti rocciosi con accanto i loro simboli.
San Paolo, identificabile per la lunga barba ed i radi capelli, si erge dall’alto di un pulpito quadrangolare sopra una moltitudine di figure descritte con varietà di atteggiamenti ed espressioni.
Al disopra di queste specchiature, campeggia l’iscrizione: VIDETE FRATRES QUOMOODO CAUTE AMBULETIS NON QUASI INSIPIENTES SED UT – SAPIENTES REDINIENTES TEM/PUS MPUS Q(UONIA)M DlES MALI SUNT. In corrispondenza dell’articolazione dei capitelli, si nota la ripetizione di alcune lettere e la cancellazione di altre.
Il significato esortativo dell’iscrizione va riferito alla raffigurata predicazione di San Paolo.
Sotto le specchiature degli Evangelisti, troviamo una serie di piccole figure a rilievo di Santi (procedendo in senso orario a partire dal lato prospiciente il presbiterio: San Pietro, San Giovanni Battista, San Gerolamo, San Gregorio Magno, Sant’Agostino e Sant’Ambrogio).
L’attuale scala marmorea sembra composta da alcune parti originali (mensole di sostegno).

Il 18 marzo 1522, Antonio Maria Aprile e Giovanni Angelo Molinari si impegnavano per la realizzazione di questo pulpito, collocato in opera due anni dopo.
Il pulpito fu realizzato tra il 1521 e il 1525.
Sembra accettabile l’ipotesi proposta dall’Alizeri, secondo il quale le parti figurate spetterebbero all’Aprile (o almeno alla sua bottega), mentre é verosimile che a Giovanni Angelo Molinari sia stata demandata la messa in opera dell’insieme e l’esecuzione degli ornati.

Bibliografia:
AA.VV., cura di Giovanna Rotondi Terminiello, “UN’ISOLA DI DEVOZIONE A SAVONA, il complesso monumentale della cattedrale dell’Assunta”, Marco Sabatelli Editore, Savona, 2002.

Visitazione

Ancora un tema biblico (cfr. Lc. 1, 39 ss.), quello della visita di Maria alla cugina Elisabetta. Maria, cha ha appena ricevuto dall’Angelo Gabriele l’annuncio del concepimento di Gesù e anche la notizia che l’anziana cugina Elisabetta è incinta per grazia di Dio, si reca prontamente dalla parente anziana per aiutarla e assisterla.
Si tratta del gesto di carità di una giovane donna che non si inorgoglisce, che non si insuperbisce per i doni ricevuti da Dio ma, anzi, si mette subito a disposizione per servire il suo prossimo.
La visita di Maria al Elisabetta dice, con la concretezza dei gesti, qual è il modo giusto per vivere i grandi doni di Dio: il modo perfetto per esprimere la dignità di chi è visitato da Dio é mettersi al servizio degli altri. (Gesù laverà i piedi dei suoi discepoli prima di consumare la Cena Pasquale).

Cupola dal basso

Nel centro del transetto, sotto la cupola, il soffitto propone le immagini di quattro grandi profeti, disposti ciascuno in un angolo della struttura, quasi a significare il loro ruolo di fondamenta del cuore della Cattedrale: sono i portatori della Parola eterna di Dio, annunciatori dei grandi misteri sui quali si fonda la fede della Chiesa.
Isaia è il profeta che annuncia: “Il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele” (Is. 7, 14).
Un forte e chiaro riferimento a Maria, la Vergine che dà alla luce il Figlio di Dio.
Baruch propone una magnifica riflessione-lode sulla Sapienza. Esorta il Popolo di Israele a considerare quale straordinario privilegio Dio gli ha concesso donandogli la Sua Sapienza (cfr. Ba. 3, 37-38. 4,1). E’ l’annuncio della venuta di Gesù nel mondo, la Sapienza eterna del Padre che pone la sua dimora tra gli uomini. Maria è per eccellenza la “sede della sapienza”: lei ha accolto la Sapienza prima con la fede e poi con il proprio corpo.
Gioele é considerato il profeta della Pentecoste.
Nel giorno di Pentecoste San Pietro apostolo proclama l’effusione dello Spirito, citando la profezia di Gioele: profezia che si compie proprio con la discesa dello Spirito Santo e con i prodigi che l’accompagnano e la seguono (cfr. Att. 2, 16-21).
Anche Maria, insieme agli Apostoli, riceve il dono dello Spirito Santo il quale, però, ha già operato in lei nel mistero dell’Incarnazione del Verbo di Dio.
Osea è il primo dei profeti che si è permesso di fare dell’amore coniugale il simbolo dell’amore di Dio verso Israele, suo popolo.
Osea giunge a questo simbolismo riflettendo sulla propria esperienza personale, quella di un matrimonio infelice, di un amore tradito.
Attraverso questa riflessione, Osea comprende la missione che Dio gli affida: essere cantore e interprete dell’amore nuziale tra Dio e Israele: l’amore tenero e misericordioso di Dio, che è perennemente, instancabilmente fedele. Quell’amore che Dio dona all’Umanità nella persona di Gesù, passando attraverso la Vergine Maria.

Madonna della colonna

La vicenda riguardante l’immagine della Madonna della Colonna si colloca all’epoca in cui ebbe inizio la costruzione dell’attuale Cattedrale.
Nella chiesa di San Francesco (presso la quale la Cattedrale aveva preso sede in forza della bolla pontificia di  Papa Paolo IV  del 9 settembre 1556) vi era un’immagine della Vergine Maria dipinta sulla superficie curva di una colonna: immagine molto cara ai Savonesi, dinanzi alla quale amavano fermarsi in preghiera, con grande devozione.
L’immagine era conosciuta dal popolo come “Vergine della Colonna”.
Quando fu decisa la demolizione della chiesa di San Francesco per fare posto alla nuova Cattedrale (l’attuale), si creò il grosso problema di non mortificare la sensibilità devozionale della gente distruggendo quella immagine affrescata; si studiarono vari modi per rimuoverla senza danneggiarla ma le soluzioni prospettate da artigiani e tecnici dell’epoca, non era in grado di garantire il successo dell’operazione.
Le cronache e le testimonianze dell’epoca (14 Marzo 1601, ore 12 circa) riferiscono un fatto prodigioso, che molti non tardano a definire miracoloso.
Mentre alcuni artigiani discutevano su come rimuovere l’immagine, il parroco del Duomo (don Giovanni Maria Lamberto), guardando l’immagine della Madonna, si accorse che quella stava scivolando lentamente verso il basso, seguendo la superficie della colonna su cui era affrescata. Istintivamente si precipitò verso l’immagine per trattenerla affinché, toccando terra, non si rompesse.
Chiese subito aiuto ai presenti perché lo aiutassero a proteggere l’immagine. Essa fu presa, subito collocata nella cappella di Sisto IV, dove fu posta ai piedi dell’altare e successivamente fu portata sopra un confessionale della chiesa, dove moltissima gente si recò a pregare.
L’evento fu certamente misterioso e provvidenziale: se da una parte poteva colpire i Francescani Conventuali nel vedere in esso un segno di gradimento per quella scelta da loro tanto amaramente contestata, dall’altra parte sembrava incoraggiare i lavori per la nuova Cattedrale.

L’immagine (affresco) della Madonna della Colonna risale al quarto decennio del ’400.
E’ deturpata da un’insistente “picchiettatura” che ha mutilato in alcune parti il piedistallo ed il manto della Vergine, mettendo in luce uno strato d’intonaco sottostante, dal quale traspaiono alcune parole scritte in gotico quattrocentesco.
Per quanto difficile ne sia la lettura, data la scarsità delle sillabe e l’impedimento posto dalla staffa di sostegno, il Farris propone un’ipotesi: “[di]vine aque [ductus]” “[ve]ritas domi[ni]”.
Queste parole indicherebbero una serie di titoli dati alla Vergine e quindi sarebbero la spia di un’immagine che probabilmente si trova al di sotto di quella attuale.
Se questa supposizione si mostrasse vera, non solo fonderebbe una ben lunga tradizione della Madonna della Colonna nella pietà dei savonesi, ma ci offrirebbe anche la chiave simbolica per il dipinto da noi conosciuto.
Infatti se l’uccellino indica l’anima purificata dalla grazia che sale verso il cielo, Maria verrebbe esaltata come mediatrice di grazia, “divine aqueductus”.
Il libro (dalla posizione dei fermagli si può arguire un codice pergamenaceo) a sua volta indicherebbe a tutti quella Parola (veritas Domini) che Maria ha profondamente interiorizzata e resa familiare nell’arco della sua esistenza.
Ci troveremmo insomma davanti a simboli che sintetizzano una mariologia ben radicata nel francescanesimo, per cui la Vergine diventa l’icona stessa delle loro convinzioni teologiche (così secondo il sac. Giovanni Farris, canonico della Cattedrale di Savona).

Bibliografia:
AA.VV., cura di Giovanna Rotondi Terminiello, “UN’ISOLA DI DEVOZIONE A SAVONA, il complesso monumentale della cattedrale dell’Assunta”, Marco Sabatelli Editore, Savona, 2002.

Lunetta dell’Assunzione

Il monumentale rilievo a forma di lunetta ad arco acuto é attualmente collocato nella attuale Cattedrale, sopra la porta laterale della navata sinistra.
La composizione è racchiusa entro una cornice decorata, al centro, da un fregio festonato con tralci di vite e grappoli d’uva che, sulla destra, appare lacunoso; il bordo esterno, forse non completamente originale, reca, nella parte superiore, un’iscrizione frammentaria in gotica epigrafica allungata che recita ..]em+beate virginis marie [….] [temp]ore MC[CC..].
La Vergine, avvolta in un manto bordato d’oro, é assisa entro una mandorla portata in volo da sei angeli e contornata da un fregio con motivi fitomorfi; il suo sguardo é fisso, il viso un poco squadrato, il profilo degli occhi allungato e la bocca sottile.
Il gruppo sovrasta il sarcofago vuoto; ai lati sono allineati, sei per parte, i dodici Apostoli, a figura intera: di essi sono riconoscibili Giacomo Maggiore o forse Paolo (il quarto da sinistra con la spada del martirio); Giovanni (la figura successiva, identificabile per le fattezze giovanili del viso); di seguito, Pietro (a fianco del sarcofago, con la simbolica chiave); inginocchiato immediatamente a destra del sepolcro è Tommaso, raffigurato nell’atto di ricevere la cintura della Vergine (a prova dell’assunzione del corpo di quest’ultima).
Alcuni apostoli si scambiano sguardi stupiti, uno di essi indica l’evento miracoloso.
Sopra ai dodici si raccolgono, ai lati della mandorla, due gruppi di tre angeli musicanti: alcuni strumenti musicali recano tracce di cromia rossa.
In alto, infine, due figure di angeli in volo reggono una grande corona; lo spazio compreso tra questa e l’apice della mandorla é decorato da quattro stelle incise e dorate.
Tutte le figure acquistano risalto dall’abbondante distribuzione della doratura.
La lunetta era originariamente posta a coronamento del portale maggiore dell’antica Cattedrale e faceva parte di un complesso decorativo più vasto, che interessava tutta la porta centrale.
La collocazione originale della lunetta é ricordata da due cittadini savonesi nelle deposizioni rilasciate nel 1624 al Vicario della Curia Vescovile di Savona, in relazione ad un episodio miracoloso di cui l’opera sarebbe stata protagonista quello stesso anno: come raccontano i testimoni era già stata oggetto di devozione popolare un secolo prima, quando si attribuì alliintercessione della Vergine la cessazione di una pestilenza.
Sempre secondo uno dei testimoni, la lunetta fu concessa alla comunità savonese, insieme ad altri marmi, in seguito allo smantellamento dell’antica cattedrale.
Durante il trasporto dal Quartiere del Monte (dove sorgeva l’antica cattedrale), la lunetta cadde ma senza subire danno  e, successivamente, restò abbandonata, per circa ventidue anni, all’esterno del nuovo Duomo, con il lato scolpito rivolto verso il muro, fino a quando il citato evento prodigioso, accaduto il 23 novembre del 1624, l’avrebbe fatta rovesciare rivelando la sacra immagine.
Dopo tale evento, ricordato anche nelle successive fonti locali, e la conseguente riscoperta del rilievo, l’opera fu collocata nella cappella del braccio sinistro del transetto, come ancona di un altare che venne dedicato all’Assunta, e qui la videro ancora il Torteroli, che la ritiene della fine del sec. XII, e l’anonimo autore di un manoscritto databile entro il 1867.
Conseguentemente al rinnovamento di tale cappella, la lunetta venne rimossa e posta nella sua collocazione attuale intorno al 1870.

Bibliografia:
AA.VV., cura di Giovanna Rotondi Terminiello, “UN’ISOLA DI DEVOZIONE A SAVONA, il complesso monumentale della cattedrale dell’Assunta”, Marco Sabatelli Editore, Savona, 2002.

Presbiterio

Percorrendo la navata centrale, guidati dal ciclo pittorico del soffitto, si raggiunge il presbiterio dove troviamo una quantità di elementi e strutture di diversa natura, ricchezza artistica e simbolica.
Per mutuare dalla Patristica un’immagine cara alla Tradizione della Chiesa, il presbiterio potrebbe essere pensato come il ponte di comando di quella nave che è la chiesa cattedrale (metafora della Chiesa intesa come comunità di fedeli). E’ la struttura più alta della nave (chiesa) dalla quale il Vescovo esercita il suo ministero di guida, di pastore o, se preferiamo, di nocchiero posto alla guida di quella porzione del popolo di Dio che è la Diocesi.

Fonte battesimale

Eseguito in marmo greco, il fonte battesimale è attualmente accostato alla parete di controfacciata della nuova cattedrale.
Per tradizione si ritiene proveniente dall’antica Cattedrale di Santa Maria al Priamar. La prima esplicita notizia in questo senso è data da De Monti.
Lo si identifica con il fonte visto dal notaio Giordano all’interno del battistero ottagonale sul Priamar e descritto come “
di marmore tutto scolpito di figure”.
La sua conservazione è piuttosto buona, ad eccezione di una palmetta sbrecciata sull’angolo anteriore sinistro; il bordo della vasca reca alcuni segni di scasso dovuti al fissaggio di elementi di copertura.
Il fonte ha ricevuto scarse attenzioni da parte della critica.
L’ultima citazione è nel volume “Il Complesso monumentale della cattedrale di Savona”, dove si afferma che fu “ricavato da un grosso capitello di età bizantina”.
Il manufatto è, in realtà, molto distante per tecnica, tipologia e stile dai capitelli bizantini, cui peraltro si ispira.
Si è accertato che per la decorazione dei lati anteriore e posteriore, pressoché identici fra loro, sono stati utilizzati vari modelli di riferimento: i tralci, le palmette, le foglie d’acanto finemente lavorate trovano, infatti, precisi riscontri in capitelli costantinopolitani di varia tipologia e appartenenti ad un ampio arco cronologico, dal VI al primo XIV secolo.
L’opera è stata realizzata tra la seconda metà del XIV e gli inizi del XV secolo.
E’ da notare, al centro della vasca, accuratamente scavata, senza alcuna traccia di rilavorazione, il foro per l’uscita dell’acqua, contornato da una incorniciatura quadrata a bassissimo rilievo.
Si tratta dunque di una realizzazione ad hoc di uno scultore occidentale, di cultura tardogotica, che prese a modello motivi tratti dalla decorazione architettonica di vari edifici di Costantinopoli (alcuni allora già in rovina), per creare un originale ed “esotico” fonte battesimale.

Bibliografia:
AA.VV., cura di Giovanna Rotondi Terminiello, “UN’ISOLA DI DEVOZIONE A SAVONA, il complesso monumentale della cattedrale dell’Assunta”, Marco Sabatelli Editore, Savona, 2002.

Altare maggiore e ciborio

A motivo della sua imponenza e solennità, in presbiterio spicca, con particolare evidenza, l’altare maggiore sormontato dal monumentale ciborio: antica e pregiata struttura, concepita per accogliere il mistero eucaristico: un tabernacolo gigante che, con la sua armonia di forme e di materiali, un tempo conteneva le Specie Eucaristiche consacrate, segnalando il vero tesoro della Cattedrale: Gesù presente nel Sacramento eucaristico.
Oggi, a motivo delle mutate normative liturgiche, non ha più questa funzione e resta un pregiato elemento decorativo sullo sfondo del grande presbiterio; come un faro, che segnala in modo ben visibile, anche da lontano, il luogo in cui avviene l’incontro tra Gesù e i suoi fratelli nel segno della Eucarestia.

Crocifisso marmoreo

La croce, scolpita su entrambi i lati e ricavata da un unico blocco, é attualmente collocata presso la controfacciata, sopra un grosso basamento marmoreo non originale.
La parte frontale del crocifisso è bordata da un fregio continuo a nastri, palmette e grappoli d’uva (presente anche sulla parte posteriore) arricchito da conchiglie; la superficie laterale compresa tra i due fregi presenta un motivo formante un fascio di fiori e foglie di alloro con l’apice rivolto verso il basso.
Sulla parte frontale è scolpito, ad altorilievo, il Cristo crocifisso, che risalta sulla croce sottostante per il candore del marmo più levigato: la testa coronata di spine ricade sulla spalla destra, i capelli scendono a boccoli ai lati del viso minuziosamente descritto, il perizoma annodato sul fianco sinistro aderisce alle gambe con un fitto drappeggio caratterizzato da profonde increspature parallele.
Sotto il suppedaneo è scolpito uno scudo (mancante della parte inferiore e dello stemma o emblema che doveva originariamente contenere). Sopra il Cristo è un cartiglio recante l’iscrizione INRI in lettere capitali. L’immagine è corredata, alle estremità del braccio trasversale, dalle figurette oggi acefale dell’Arcangelo Gabriele e della Vergine Annunciata; in alto, un pellicano (simbolo del sacrificio di Cristo), anch’esso mutilato della testa, si erge con il suo piccolo sul nido ed é sovrastato da una conchiglia.
La parte posteriore del crocifisso presenta la figura intera e quasi a tuttotondo della Madonna con il Bambino. La Vergine è fasciata dal manto che aderisce alla veste facendo risaltare la volumetria del corpo, la postura delle gambe e la lieve flessione del ginocchio destro; il drappeggio leggero fermato sul fianco sinistro, da cui scende con onde regolari, crea sul davanti fasci di pieghe fitte e sottili che si allentano nella parte inferiore.
Nei capicroce sono scolpiti i simboli degli Evangelisti: procedendo in senso orario dall’alto, l’aquila di San Giovanni, il toro di San Luca, il leone alato di San Marco e l’angelo di San Matteo.
L’opera ci è pervenuta con significativi segni di fratture.

Nella sua descrizione cinquecentesca dell’antica Cattedrale, Ottobuono Giordano fa menzione di un “grande crucefisso con lo ornamento”, stimato 150 scudi, nell’ambito di un elenco di arredi di cui é specificato il valore e che in seguito, nelle memorie seicentesche del Verzellino, vengono riferiti alla committenza del cardinale Giuliano Della Rovere durante il suo episcopato savonese.
E’ forse possibile che, concordemente alla tradizione locale, tali fugaci cenni siano da riferirsi a questa croce ma secondo la Fusconi (1977), il crocifisso menzionato dal Giordano é identificabile con quest’opera “solo in via assai ipotetica” e Zanelli (2000), non esclude la possibilità di una provenienza da un altro complesso religioso della città, come la chiesa di S. Francesco.
L’opera fu collocata nel Duomo nuovo dopo essere stata presso il ponte “dello Sbarro”, al principio della strada per il Santuario di N. S. di Misericordia, fino al 1809  e poi dal 1812, lungo la salita “della Tagliata”.
Nel 1881 Bertolotto informava che la croce era stata trasferita in Duomo “da pochi anni”.

Bibliografia:
AA.VV., cura di Giovanna Rotondi Terminiello, “UN’ISOLA DI DEVOZIONE A SAVONA, il complesso monumentale della cattedrale dell’Assunta”, Marco Sabatelli Editore, Savona, 2002.