LA SPERANZA E I GIOVANI

Schema dell’intervento del Vescovo         Università di Savona, 15/11/2019

Sento il bisogno di ri-definire alcune cornici di questo discorso:

  1. la prima cornice è il desiderio del Vescovo di incontrare la Città
  2. la seconda cornice è questo luogo, l’Università, nel suo rapporto, che deve diventare sempre più fecondo, con la Città
  3. la terza cornice sono i soggetti: adolescenti (12-18 anni) e giovani (19-30).

Sento poi il bisogno di smontare due luoghi comuni:

  1. i giovani come categoria:

  “una parola, giovani, che scientificamente non significa quasi nulla eccetto che nel campo biologico. Mi sembra perciò illecito generalizzare parlando di giovani…L’unica cosa che si può dire “in generale” di loro è che sono molto meglio dei grandi. Purtroppo poi, crescendo, peggiorano quasi sempre: accettano, o adottano, il mondo dei grandi, i loro compromessi, le loro ipocrisie, ecc.” (Pier Paolo Pasolini);

    “la gioventù non è un oggetto che può essere analizzato in termini astratti. In realtà, “la gioventù” non esiste, esistono i giovani con le loro vite concrete” (Francesco, Christus vivit, n. 71).

E contro l’astrattezza, Romano Guardini insiste nel sottolineare che l’uomo è “un vivente concreto”.

  1. i giovani come futuro della Chiesa e del mondo:

“non possiamo limitarci a dire che i giovani sono il futuro del mondo: sono il presente, lo stanno arricchendo con il loro contributo” (CV, n. 64).

Come ciascuno di noi, i giovani, nella loro singolarità, chiedono di essere riconosciuti come terra sacra (cfr. il bellissimo n. 67 di CV.).

Desidero solo offrire due spunti per il dialogo in assemblea.

  1. I giovani e la fede.

I giovani oggi sono, per la Chiesa, “la terra di mezzo del credere”. Una fede incerta, inconsistente, intermittente, ma viva, anche se “nascosta”:

* che chiede di essere riconosciuta

* cui offrire: esperienze significative e luoghi d’incontro; silenzio per “rientrare in se stessi”; testimoni credibili

* che ci destabilizza perché mette a nudo (fa emergere) dinamiche che sono anche nostre.

“E’ una gioia nascondersi, ma è un disastro non essere trovati” (Winnicott): i giovani chiedono alla Chiesa di essere riconosciuti e trovati, anche quando sembrano appartarsi. Chiedono silenziosamente che gli si faccia spazio.

  1. Il dialogo intergenerazionale.

E’ allora un’urgenza ritrovare un’alleanza feconda tra le generazioni.

Come “una parabola” di questo dialogo può essere il romanzo di Mc Carthy, La strada:

“Ce la caveremo, vero, papà?

sì. ce la caveremo.

E non ci succederà niente di male?

Esatto.

Perchè noi portiamo il fuoco.

Sì. perché noi portiamo il fuoco”.

Proprio il fuoco di una visione che faccia ritrovare il filo della speranza è ciò che più manca oggi in Occidente ed è anche ciò di cui i giovani avrebbero maggiormente bisogno.