Cani e gatti sono gli animali da compagnia più diffusi, tuttavia si tende ad attribuirvi caratteristiche umane. Per un buon numero di proprietari essi rappresentano “i membri della mia famiglia” o “i miei figli” oppure “i miei amici”. Ad essi consentono di dormire sul letto, acquistano regali o cucinano pasti speciali e alcuni li vestono persino. Come si spiega un fenomeno così generalizzato? Lo spiega a Il Letimbro Greta Diana, medico veterinario comportamentalista, specialista nel benessere degli animali d’affezione.

È corretto trattare gli animali come umani?
“È sbagliatissimo! L’animale d’affezione è sì un membro della famiglia ma ne devono essere valorizzate la dignità e le differenti esigenze, che sono un valore e possono insegnarci molto. Non possiamo includerlo nel nostro sistema di comunicazione, antropomorfizzarlo o reificarlo. L’espressione ‘pet’, dall’inglese ‘accarezzare’, è abusata e dà idea di ciò che sta accadendo: l’animale domestico è visto come un peluche”.

È vero che si sceglie di avere un animale al posto di un figlio?
“La competizione tra figli e animali è un luogo comune. Ho visto famiglie numerose circondarsi di animali esattamente come le persone senza figli. Durante il lockdown causato dal Covid-19 c’è stato sì un cospicuo incremento delle adozioni ma proprio da parte dei genitori e non di coloro che non hanno prole”.

Come dobbiamo relazionarci con cani e gatti?
“L’amore è la base ma non basta ed è sbagliato tradurlo rimpinzando gli animali di cibo, che li rende solo obesi, o lavandoli ossessivamente, quando invece comunicano con gli odori. Bisogna conoscere il loro mondo. Agli animali gli abbracci non piacciono: se un cane mette la zampa sopra il garrese di un altro significa dominazione e il gatto necessita sempre di una via di fuga”.

Si può parlare con gli animali?
“La comunicazione verbale per noi è prevalente, per gli animali è irrilevante: essi comunicano con la postura e la prossemica, ossia la posizione del corpo nello spazio, che li fa assumere il loro ruolo in un contesto. Gli animali capiscono qualche parola ma non i discorsi. Non trasferiamo la nostra cultura su di essi: per comunicare, anziché parlare, facciamo lo sforzo di muoverci in una certa maniera”.

L’atteggiamento giusto evita dunque disturbi all’animale.
“Il benessere di un animale d’affezione è tanto elevato quanto il suo stile di vita è più vicino al comportamento che terrebbe da libero in natura. Purtroppo cani e gatti sono assimilati alla nostra quotidianità e c’è un malcelato senso comune secondo cui per dimostrare amore bisogna portarseli sempre con sé. Una bassa qualità di vita degli animali si traduce in problemi di convivenza, perché non riescono ad incanalare l’energia inespressa in un ambiente adeguato. La loro bellezza sta nella diversità e più viene rispettata migliore è la vita loro e nostra”.

Come scegliere un animale domestico?
“Oggi le scelte sono fatte ‘con la pancia’, per ragioni di estetica, invece il motivo corretto è la funzionalità. Chiediamoci se con la vita che conduciamo ha senso prendere una razza di cane o gatto piuttosto che un’altra: un Border Collie, educato a guidare le pecore, non può stare in un appartamento insieme ad un anziano”.