2 febbraio, Festa della Presentazione del Signore, Giornata della Vita consacrata 

Con la Festa della Presentazione del Signore al Tempio di Gerusalemme siamo riportati, in qualche modo, al tempo del Natale. Siamo invitati a fare memoria grata della prima salita di Gesù a Gerusalemme: Maria e Giuseppe “consegnano” a Dio quel Figlio che avevano da Dio ricevuto in dono.

Proprio il gesto di Maria e Giuseppe illumina una dimensione fondamentale della vita consacrata: la scelta libera di non trattenere nulla, ma di tutto consegnare: le cose (povertà), le relazioni (castità), la libertà (obbedienza). Una consegna però in alcun modo alienante, ma che, anzi, ci restituisce a noi stessi: noi possediamo davvero solo quello che sappiamo donare e condividere secondo una “logica” di sovrabbondanza e dismisura.

Insieme, però (ed è anzi la cosa più importante), la Festa di oggi ci invita a contemplare la piena umanità di Gesù, in tutto obbediente alla Legge e alla comune condizione umana: “doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede” (Eb 2,17). Già l’evento della Presentazione al tempio è “incorniciato”  dal riferimento alla Legge (cfr. Lc 2, 22.39).

La vita consacrata è chiamata a raccogliere la sua profezia nel testimoniare in modo credibile che proprio Gesù, nella sua piena umanità (cfr. anche Lc 2,40: “il bambino cresceva…), è il Dio venuto “a espiare i peccati del popolo” (Eb 2,17). Perchè -come ricordano i Padri- “solo ciò che è assunto può essere salvato”.

Vita Consacrata